La tratta di esseri umani e la schiavitù oggi

Lunedì 8 febbraio, in memoria di Santa Giuseppina Bakhita, si celebra la Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta e la riduzione in schiavitù di esseri umani. La tratta di esseri umani, infatti, non è un una pagina chiusa del passato, ma una questione di grandissima e terrificante attualità.

Un fenomeno globale che – secondo le Nazioni Unite – riguarda tutti i paesi del mondo, inclusa l’Italia. Un fenomeno tragico e complesso che coinvolge milioni di donne, uomini e bambini, usati principalmente come manodopera a bassissimo costo o sfruttati sessualmente.

La tratta oggi è uno dei crimini più spaventosi e una delle più gravi violazioni dei diritti umani: un «crimine contro l’umanità», lo ha definito papa Francesco.

Secondo l’Onu, circa 40 milioni di persone nel mondo sono vittime di tratta, prevalentemente a scopo di sfruttamento sessuale (59%) e lavoro forzato (34%), ma anche per altre finalità: espianto di organi, accattonaggio forzato, servitù domestica, matrimoni forzati (12 milioni di bambine ogni anno), reclutamento di bambini soldato, adozioni illegali e gravidanze surrogate commerciali.

Il 72% delle vittime di tratta sono donne, un terzo del totale sono bambini. Negli ultimi trent’anni, circa 30 milioni di bambini sono stati coinvolti nella tratta.

Per comprendere l’estensione e la gravità del fenomeno attuale basta ricordare che tra il XVI e il XIX secolo, gli africani deportati come schiavi nelle Americhe furono circa 12 milioni.

In Italia, il fenomeno si è aggravato negli ultimi anni con l’arrivo di migliaia di migranti. Tra questi, molti sono vittime della tratta e poi ridotti a forme diverse di schiavitù, soprattutto per lo sfruttamento sessuale e per lo sfruttamento lavorativo, ma sono anche frequenti situazioni gravi di accattonaggio forzato, di espianto di organi, di adozioni illegali e di servitù domestica.

Quello della tratta e dello sfruttamento sessuale in Italia è una piaga che riguarda circa oltre 30mila giovani donne straniere: nigeriane, ragazze provenienti dall’Europa dell’Est, dall’America Latina e dalla Cina.
Secondo il «Quarto rapporto agromafie e caporalato» (della Cgil) del 2018, lo sfruttamento lavorativo nel campo agricolo, riguarda circa 132mila lavoratori.

Alcuni dati economici

  • 150,2 miliardi di dollari sono i profitti annuali derivanti dalla tratta nel mondo,
  • 34.800 dollari sono i profitti annuali per vittima di tratta nelle economie avanzate.
  • il 50% dei lavoratori sfruttati svolge un lavoro forzato a risarcimento di un debito (il peonaggio)
  • 200.000 dollari è il ritorno economico di un trapianto di organi nell’Europa occidentale a fronte di un pagamento di 10.000 dollari ad un “donatore” che vive in povertà in America Latina.

Una piaga del mondo moderno

«La tratta di esseri umani è una piaga nel corpo dell’umanità contemporanea, una piaga nella carne di Cristo». In moltissime occasioni papa Francesco ha denunciato la tratta di esseri umani. Un fenomeno che ha definito «una delle ferite più dolorose, una moderna forma di schiavitù, che viola la dignità, dono di Dio, in tanti nostri fratelli e sorelle».

Nel messaggio per la Giornata mondiale della Pace del 2015, intitolato «Non più schiavi, ma fratelli», ha chiesto la mobilitazione di tutti per contrastare questo fenomeno. In quel messaggio, papa Francesco parlava della schiavitù come di un «reato di lesa umanità».

La Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta ha avuto il via nel 2015 grazie a religiose del mondo intero riunite nella rete Taltha Kum.
Secondo suor Gabriella Bottani, missionaria comboniana e coordinatrice di Talitha Kum, «La tratta di persone ferisce con efferata violenza l’umanità. Per questo noi, come religiose, continuiamo a portare avanti cammini di libertà e speranza attraverso gesti quotidiani di ascolto e incontro che curano innanzitutto la dignità ferita. L’obiettivo di questa giornata è innanzitutto quello di creare maggiore consapevolezza sul fenomeno. Al contempo indicare piste concrete per dare risposte efficaci.

Santa Giuseppina Bakhita

bakhitaNasce nel Sudan nel 1869, rapita all'età di sette anni, venduta più volte, conosce sofferenze fisiche e morali, che la lasciano senza un'identità. Sono i suoi rapitori a darle il nome di Bakhita («fortunata»). Nel 1882 viene comprata a Kartum dal console Italiano Calisto Legnani. Nel 1885 segue quest'ultimo in Italia dove, a Genova, viene affidata alla famiglia di Augusto Michieli e diventa la bambinaia della figlia. Quando la famiglia Michieli si sposta sul Mar Rosso, Bakhita resta con la loro bambina presso le Suore Canossiane di Venezia. Qui ha la possibilità di conoscere la fede cristiana e, il 9 gennaio 1890, chiede il battesimo prendendo il nome di Giuseppina. Nel 1893, dopo un intenso cammino, decide di farsi suora canossiana per servire Dio che le aveva dato tante prove del suo amore. Divenuta suora, nel 1896 è trasferita a Schio (Vicenza) dove muore l'8 febbraio del 1947. Per cinquant'anni ha ricoperto compiti umili e semplici offerti con generosità e semplicità. (dal sito La Chiesa - Santi e Beati).