marianoCi siamo conosciuti, faccia a faccia, 15 anni fa nella parrocchia di San Piero in Palco, anni di collaborazione insieme con la benedizione pasquale delle famiglie, incontri di preghiera, meditazioni bibliche …

Poi la scuola biblica Cardinal Martini, una nostra comune creatura dove ha dato tanto, dove ha seminato tantissimo amore per la Parola.

E poi ancora l’animazione delle diverse celebrazioni dove -senza limiti- si è prodigato coinvolgendo adulti, giovani e bambini alla Pentecoste di Bagno a Ripoli, a San Piero in Palco in Gavinana, al Corpus Domini al Bandino, a Mantignano, … e negli ultimi cinque anni anche a San Pietro a Varlungo.
Solo alcuni degli aspetti del suo vivere intensamente per Dio e per gli altri.

Mariano, un biblista appassionato di “liturgia sui generis” e il suo incontro con me, liturgista “appassionato sui generis della Parola”.

Fatemi sentire i piedi” diceva … “fatemi sentire i piedi” ha detto anche Martedì 19 Novembre, la sera, alle 21.16, a Varlungo durante il suo ultimo incontro. I piedi devono muoversi per dire che siamo svegli, i piedi devono dire il nostro desiderio di essere “in cammino”, i piedi devono battere e fare rumore per dire che non possiamo accontentarci! L’amore di Dio è troppo vasto e dobbiamo cercarlo e … dopo averlo trovato … cercarlo ancora! E ancora … e ancora …

Un’incontro, quello di Martedì 19 Novembre in cui, commentando alcuni numeri dell’esortazione apostolica “Gaudete et Exultate” si è concentrato sulle Beatitudini e sulla grandezza dell’amore di Dio che opera la giustizia dentro e attraverso ciascuno di noi!

Dal Vangelo, “buona notizia” secondo …
Già “buona notizia”: oggi ci sembra di ricevere una cattiva notizia ma per Mariano che si è dato “tutto” per incontrare il Signore oggi si realizza in pienezza quanto lui ha cercato in ogni momento. Il Signore oggi lo ha trovato pronto!

Mariano con la sua crocca di capelli legati. Già sembrano destrieri imbizzariti che vogliono andare dove gli pare. Un po' come il suo essere “sui generis” dicevo all’inizio. Uno spirito libero … ma ci sono “le regole”, l’”obbedienza”, tanti vincoli e allora … leghiamoli stretti questi capelli!
Capelli bianchi che dicono le molteplici battaglie vissute, intrisi dalla polvere che si mette sulle mani per arrampicare in montagna, intrisi dalla fatica e dal sudore della vita.
Ma … “nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto…

Le tue tre “Apps” della scuola biblica. “APPRENDERE, APPROFONDIRE, APPASSIONARSI”: siano sempre lo slogan che ci racconta il tuo amore per la Parola e quanto ci hai voluto trasmettere in questi anni. Mi auguro che saremo all’altezza di farle nostre, nel nostro piccolo e di innamorarci sempre di più di Dio, della Sua Parola.

Mariano, ci hai sempre detto che “Dio è …. AMORE”.
8 anni fa dalla spianata di Fatima dove questa frase era scritta su un grande pannello, te ne inviai la fotografia. Oggi continui a dircelo di lassù e vuoi testimoniarci che al di là di tutte le regole, la fatica, lo sforzo di andare d’accordo, le tensioni di centomila tipologie, c’è solo questa verità che è il centro di tutto il Vangelo.

I bambini, i “tuoi” bambini di queste comunità: ho scoperto quanto bene ti hanno voluto, loro e i loro genitori in questo tuo darti e “sdarti” per indicare loro la via della libertà e della gioia dello stare con Dio. Certamente questo è il grande amore che hai maturato in famiglia. Solo ora mi rammarico di non aver potuto conoscere prima i tuoi familiari se non in questo drammatico momento.
Anzi mi sento quasi in colpa per averti portato via tanto del tempo che avresti potuto utilizzare per stare con i tuoi: questa forse era la tua volontà, riflettere ciò che vivevi -intensamente- in famiglia in un orizzonte più ampio capace di incarnare sempre di più l’amore di Dio nella tua vita.

Sei salito su un albero come Zaccheo e il Signore ti ha chiamato: “oggi devo fermarmi a casa tua”. Nel tuo oggi il Signore si è fermato.

“Don Mariano”, già “don”, qualcuno mi ha chiesto perché da sempre io ti chiamassi “don”: dominus, signore, un titolo per tutti i gradi dell’ordine sacro, anche per quello diaconale. Siamo tutti “signori” perché partecipiamo della “signoria” che è “servizio” di Dio e del prossimo. Questo però fintanto che incontriamo Lui, l’unico vero Signore, il Maestro. D’ora in poi anche per me sarai solo “Mariano”. Un amico che avrei voluto conoscere ancora di più e per altro tempo ma che nella fede conoscerò per sempre.

Noi crediamo nella Resurrezione" -ci dicevi,- non in quella di Gesù solamente, nella nostra e soprattutto nella resurrezione della carne, della “ciccia”. Facci sentire sempre la tua presenza “corpo a corpo”, al nostro fianco perché quel vuoto che al momento presente ci attanaglia si liberi in una vera lode e ringraziamento a Dio per aver percorso un po' di strada con te.

Un aquila randagia, come quelle di uno degli ultimi film che hai commentato nel tuo salotto di comunità al cinema. Così sei stato. Uno sguardo ampio, un “campo lungo” capace come l’aquila “giovannea” di scrutare tutto dall’alto, per poi giungere a posarti sul nido, su molteplici speroni della montagna e guardare più da vicino ognuno di noi, tuoi amici, compagni di viaggio, con uno sguardo amante, come quello di Gesù. Tanti primi piani, tante inquadrature per fare ordine giustizia secondo il disegno di Dio.

Un cubo di Rubik porti con te, nella bara, pezzi di vita rimessi al posto giusto, un cubo in realtà, a forma di casa, di famiglia … ogni pezzo al posto giusto. Quante famiglie, quante persone hai aiutato con i tuoi “consigli spirituali”. Pure un cordino da ferrata per significare la via nuova che ora devi tracciare, l’ascensione che ti aspetta. Arriva in vetta Mariano. Per la discesa ti aspetta solamente la “via normale”. Vedrai che sarà adatta anche a te, uomo di Dio “sui generis”: lo vedrai da vicino. E Lui ti inviterà a seguirlo fissandoti con il Suo sguardo d’amore. Sicuramente il “tuo genere” a Lui è piaciuto!

Mariano, grande matita nelle mani di Dio: non ti dimenticheremo. E neppure tu, ti dimenticherai di noi.
Grazie, Mariano.

Don Vittorio Menestrina